I Personaggi

I Personaggi

Viaggiando se ne incontrano dei piu’ strampalati, strabilianti e straordinari. Uomini e donne che portano con se’ un vissuto unico, irripetibile, che all’improvviso ma quasi mai per caso s’incorcia con il mio, di vissuto. Vere e proprie storie che camminano, letterature viventi che nutrono la mia immaginazione, sorprendono il mio stupore, estendono i miei confini del possibile. Incontri, suggestioni e paradossi che qui cerchero’ di raccontare, per illuminare almeno una parte di quell’infinita galleria di personaggi che mi scorre davanti agli occhi.

Juan di Puerto Viejo

Sono a Puerto Viejo, uno dei primi paesi che s’incontrano sul versante caraibico del Costa Rica dopo aver varcato la frontiera da Panama. Cammino zaino in spalla alla ricerca di una sistemazione economica e tiro dritto ignorando i vari fischi e le offerte di aiuto tipo “what can I do for you man?”. Di colpo mi si affianca un uomo in bicicletta. E’ bianco, cosa insolita da queste parti, sopra la cinquantina, smilzo, con la barba in parte ancora scura e uno sguardo un po’scavato, ma non tanto da farlo apparire eccessivamente pazzo. Mi chiede se cerco una stanza e al mio netto rifiuto risponde dicendomi: “amico, io mi guadagno la vita cosi’ma sono onesto, posso elencarti tutti gli hotel in paese con relativi prezzi e non ti chiedo nulla in cambio”. A quel punto lo lascio continuare e lui, capendo subito a che target appartengo, mi indica l’ostello con le stanze piu’economiche. Ti ci accompagno, mi fa, cosi’ i proprietari mi danno 250 colones in cambio. Annuisco, e dopo essermi assicurato che riceva la sua commissione mi sistemo nel grande e vuoto dormitorio. Dopo una doccia esco a fare un giro in paese, inoltrandomi nelle stradine interne con in tasca lo stretto necessario per la cena. Nemmeno il tempo di di fare due-tre isolati che riappare Juan, sempre in sella alla sua bici. Gli chiedo di un posto economico e caratteristico dove mangiare e lui ovviamente si offre di accompagnarmici. Lungo il tragitto mi fa una rapida panoramica delle varie dinamiche del paese, poi parte con una digressione personale dicendomi che e’ colombiano, e che e’ a Puerto Viejo da tre anni. “Mia moglie mi ha lasciato ed e’andata negli USA – aggiunge – , ma io sono rimasto qui perche’ questo e’ il posto dove posso realizzare quello che e’ lo scopo della mia vita”. A qual punto riprende a parlarmi del paese, ma io lo ascolto distratto perche’ ormai ho solo una domanda che mi risuona in testa. Non appena riprende fiato gliela butto li’, con la giusta dose di disinvoltura e determinazione. “Qual e’ lo scopo della tua esistenza Juan?”. “Io sono un leader politico – mi risponde iniziando a gesticolare – e pur venendo da una ricca famiglia colombiana, o forse proprio per questo, fin da piccolo ho studiato e vissuto con passione il processo rivoluzionario in atto nel mio paese”. Interessante, gli dico, e in fondo ancora plausibile, penso fra me e me, nonostante questo attempato raccattaturisti in bicicletta non corrisponda esattamente al prototipo di fiancheggiatore delle FARC che ho in testa. Per alimentare la fiamma gli racconto che sono un sociologo, e che anch’io studio e subisco il fascino dei movimenti rivoluzionari, specie di quelli latinoamericani. A quel punto il suo discorso prende una netta virata, alquanto spiazzante. “Il mio progetto concreto – mi dice con la serieta’ di un neo-diplomato intenzionato a studiare medicina – e’di far venire qui il Papa, e di fargli benedire un crocifisso che mi hanno dato le FARC”. Sono confuso, ma annuisco pur di farlo andare avanti. “Dopo che lui l’avra’ benedetto, consegnero’ il crocifisso al governo colombiano, in modo tale che finalmente sara’ costretto ad abbandonare la strategia di repressione armata della guerriglia, perche’ capisci, una volta che c’e’ la benedizione dal Papa in persona..” Lo guardo intensamente per accertarmi di quanto e’convinto di cio’che sta dicendo, e nulla in lui tradisce il benche’minimo dubbio. Inizio a temere che in quanto romano mi chieda di intercedere per lui presso la Santa Sede. Ma Juan per fortuna mi spiega che sta ancora lavorando dal basso, con gli ultimi, e che sara’ solo un processo lento e graduale a farlo ascendere alla leadership cui aspira. Tra un delirio rivoluzionario e l’altro siamo arrivati davanti al ristorante, per cui lo ringrazio, e trattenendo l’irresistibile risata che mi sale su dalla bocca dello stomaco gli auguro la miglior fortuna per il suo progetto di pace in Colombia. Lui annuisce, con quel fare sicuro di chi, fortuna o meno, e’convinto che raggiungera’ la meta..

Suerte Juan, mucha suerte!

Risposte

  1. con lo zaino in spalla ho camminato pure io per le strade di Puerto Viejo de Talamanca godendomi ogni angolo di quel paese e immagazzinando ricordi,suoni e sapori che porto ancora dento dopo quasi 10 anni..

    • Per fortuna era bassa stagione, e l’atmosfera era bella local e autentica, ma cosa non darei per essere stato in tanti angoli del mondo 10 anni fa!
      Per fortuna il centroamerica ti offre ancora tantissimi posti dove non ti senti di essere arrivato troppo tardi, come spesso accade in europa..

      p.s. peró 10 anni fa ancora non c’era Juan!

  2. era il 2000 e secondo me non è cambiato tanto da alllora..stesse strade un po’ polverose,stesse casette, stessi rasta, tanto reggae.. :-) Juan non c’era,è vero, ma c’era “El ciño” un personaggio losco che aveva una tienda vicino alla spiaggia..


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